giovedì 1 gennaio 2026

FM Helmets Force Ten Replica Ming 2001- Racing Helmets Garage Collection

La pinna aerodinamica 

Siamo negli anni '90 e il Supercross americano è dominato da un'autentica leggenda: Jeremy McGrath. Il pilota di San Francisco, che ricordo essere stato per ben 7 volte vincitore di un campionato Supercross, ha lavorato sempre a stretto contatto con il designer americano Troy Lee per le grafiche dei suoi caschi Bell, per l'epoca assolutamente innovative.

Troy Lee, con i lavori creati per Jeremy ma anche per tanti altri campioni che correvano nel mondo del motorsport, ha lasciato un segno indelebile che ha ispirato successivamente tanti ragazzi, soprattutto in America e in Europa, ad intraprendere il mondo del racing design applicato ai caschi. Posso affermare - credo senza timore di essere smentito - che c'è un prima e un dopo le grafiche della Troy Lee Designs.

Una delle mode più interessanti nate in quel periodo quando i caschi ancora non "abitavano" abitualmente la galleria del vento e le varie appendici aerodinamiche non erano lo standard, riguarda la "pinna" posteriore che i piloti seguiti da Troy Lee cominciavano ad applicare sia nel mondo del fuoristrada, sia nella velocità. Una moda trasversale, durata pochi anni, ma che ha creato alcuni prodotti che meritano di essere ricordati con questo articolo.

Nelle foto in basso, alcuni caschi Bell di McGrath caratterizzati dalla particolare appendice posteriore finale, che durante gli anni modifica leggermente la propria forma. 









La stessa Troy Lee, probabilmente spinta dalle molte richieste provenienti dal mercato, decise di commercializzare - probabilmente in tempi diversi -  la pinna aerodinamica in due varianti: una non verniciata - denominata Stabilizer da applicare sulla calotta del casco con nastro adesivo 3M - e una variante con luce posteriore integrata denominata High Tail.

TLD Stabilizer



TLD High Tail




La pinna, per quanto riguarda il casco di McGrath, è servita anche per fare da supporto alla bandiera statunitense in una gara di motocross corsa a Glen Helen. Considero questo il picco massimo - mai più raggiunto da nessuno - del genio di Troy Lee. 



Dati i successi di McGrath, e la perfetta applicabilità della pinna ad un casco da strada, questo accessorio "coinvolge" in particolare un altro pilota icona seguito dal designer statunitense: Scott Russell - soprannominato "Mr Daytona" in virtù delle sue cinque vittorie conseguite nella mitica corsa della 200 Miglia. Scott userà la pinna aerodinamica prevalentemente nel 1997, sia nel mondiale SBK che nella 200 Miglia di Daytona.  





Nel 1997 il suo integrale diventa addirittura protagonista di una pubblicità Shoei: la grafica con le piume, la visiera a specchio e la pinna lo rendono un autentico capolavoro. 
Lo stesso Scott dichiarerà in un'intervista che la pinna, ad alte velocità e sulle sopraelevate del circuito americano, aiuta a stabilizzare il casco.


Dopo Scott Russell, la moda della pinna dilaga: lo stesso Valentino Rossi - da sempre molto appassionato di caschi - la testa sul suo Agv Q3 con l'Aprilia 250: siamo nel 1998.



L'italiana Premier, valutando l'impatto di una moda che poteva effettivamente prendere piede ed essere anche motivo determinante di scelta al momento dell'acquisto, commercializza - tra la fine degli anni 90 e gli inizi del 2000 - i suoi integrali di punta da strada (Hyper) e da off-road (CRX) dotandoli di pinna aerodinamica posteriore di serie. In basso una pubblicità apparsa sul numero di ottobre 1999 sulla rivista InMoto.


Gli ultimi piloti che hanno utilizzato la pinna aerodinamica nella velocità, sono Scott Russell e Anthony Gobert: entrambi nel campionato AMA. In basso ancora lo Shoei di Russell del 1997, il Suomy Gun Wind del 2001 (Harley-Davidson AMA) e gli AGV X-Vent di Anthony Gobert del 2000 (Test Bimota WSBK) e 2002 (Yamaha, campionato AMA). 







La moda della pinna aerodinamica si evolve, in Italia

La moda della pinna aerodinamica in Italia viene "assimilata" in modo differente, creando un prodotto letteralmente unico, e gli artefici di questo piccolo capolavoro sono due: Andrea Mazzali e la FM Helmets di Vicenza.

Sul finire degli anni '90, Andrea Mazzali tester della rivista Superwheels e pilota professionista, stupisce gli addetti ai lavori con un FM Force Ten - top di gamma della casa vicentina - con un casco che di pinne ne ha addirittura tre!

Le pinne, sul casco "prototipo", erano posizionate singolarmente e davano all'integrale un effetto ottico, ancora oggi ineguagliato. Probabilmente parlo da innamorato ma penso che i lettori del blog più esperti mi possano capire. Spero di mostrarvi prossimamente, nel dettaglio, i caschi utilizzati da Mazzali.







Il successo di questo casco è tale da spingere la FM Helmets a proporre in serie questa soluzione tecnica e da qui nasce il casco oggetto del post, appartenente alla Racing Helmets Garage Collection.

A differenza del casco racing di Andrea, le tre pinne del casco di serie (arrotondate, accorciate e più bombate rispetto a quelle del casco di Mazzali), sono integrate in un'unica struttura incollata posteriormente alla calotta, sulla falsariga di quello che accade oggi per tutte le prese d'aria dei caschi moderni. 
Inoltre, tutto il gruppo pinne è posizionato più indietro rispetto a quelle del casco del pilota italiano: l'effetto scenico, anche rispettando le esigenze di produzione, è assicurato.

La grafica del casco è una replica - appartenente al pilota Ming - ma non ho trovato informazioni in merito. Il casco è stato commercializzato nel 2001. 

Con l'FM Force Ten "tre pinne" si chiude quindi l'epoca di questa moda iniziata in America con Troy Lee: questa appendice aerodinamica verrà sostituita progressivamente da caschi dalle forme più affusolate studiati  molto spesso in galleria del vento. 

Francè













Foto: Racing Helmets Garage, Jeremy McGrath, Bell Helmets, Isidro Torres, RacerXOnline, SuperWheels, Shoei e Andrea Mazzali.  

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